Etruria et Carthago: 2 regine domate (Velthur Valerius)



ç Il primo popolo italico a subire l’espansionismo romano fuori del Lazio sono gli Etruschi, così come i Cartaginesi sono il primo popolo fuori della penisola italica a contrastare l’imperialismo di Roma. Roma inizia l’attacco all’Etruria circa nel 498 a.C. e terminer" nel 264 a.C con la sua completa conquista. Sono trascorsi 234 anni tra scontri, battaglie, rappresaglie, tregue temporanee, un periodo lunghissimo. L’Etruria unita è militarmente più potente e numerosa di Roma ma la dodecapoli è una lega religiosa non politico-militare. Le citt" stato etrusche in questo periodo affrontano l’invasore romano singolarmente o a gruppi parziali mai tutte unite. In secondo luogo in questi 234 anni la politica etrusca è di puro contenimento dei danni e mai trasformatesi in una politica di aggressione.. Gli Etruschi si sentono forti e non pensano di soccombere a Roma che alimenta in cambio questa loro convinzione specie nei momenti in cui è impegnata nel fronte del sud Italia (Sanniti). nulla vale a cambiare il loro atteggiamento nè il tramonto della loro talassocrazia iniziata con la sconfitta di Cuma nel 474 a.C. nè la perdita della dodecapoli padana ad opera delle orde celtiche.

Inspiegabilmente le altre due regine talassocratiche del mare Tirreno e Mediterraneo centro occidentale la greca Siracusa e la punica Cartagine stanno a guardare lo sfacelo progressivo dell’Etruria. vedono in esso l’eliminazione di un concorrente marinaro militare e soprattutto commerciale. Non capiscono che saranno i loro territori oggetto di conquista delle invincibili legioni romane.

La lotta di Roma contro Cartagine inizia nel 264 a.c. e serviranno 3 guerre mortali e all’ultimo sangue e 118 anni per passare l’aratro, nel 146 a.C., sopra la citt" di Didone. Cartagine è meno numerosa dell’Etruria e si serve per combattere di mercenari (Celti) e truppe ausiliare di popolazioni sottomesse (Iberi, Balearici, Libici, Numidi), però è unita e decisa nella direzione politica, è ricca, è tecnologicamente avanzata, pratica da sempre come Roma la politica dell’espansionismo. Tutto ciò però non la salva dalla rovina e dalla scomparsa dalla scena del mondo antico.

Merita un discorso a parte l’atteggiamento di Roma verso l’Etruria. E’ vero che verr" romanizzata, la sua lingua e la sua religione pian piano scompariranno ma gradualmente e continuit" senza una data precisa. In un certo senso Roma ha nei riguardi degli Etruschi un senso di riguardo che non ha ne con Siracusa ne con Cartagine entrambe distrutte. Secondo il mio umile punto di vista Roma sa che deve tanto all’Etruria e basta guardarsi intorno: le mura serviane, la cloaca massima, l’arte divinatoria dell’auruspicina, i libri sibillini, i fasci littori, l’educazione e la formazione culturale a Caere della gioventù romana. Non può distruggere i geni etruschi che porta dentro di sè e quindi lascia al tempo la cura per questo male, quel tempo che secondo Tagete sarebbe terminato nel 54 d.C. (morte dell’imperatore Claudio) con la fine del 10° saeculum concesso dagli dei immortali alla vita della nazione etrusca.

FINIS ETRURIAE.

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